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 Consigli stagionatura e spacco per tronchetti di olmo 
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Visto che nessuno risponde, tra le varie cose che ho letto sull'argomento stagionatura, questo pezzo tratto da una recente pubblicazione fornisce alcuni consigli.

.....Sceglieremo un albero con diametro tra i 20 e i 30 centimetri; dopo averlo abbattuto taglieremo il tronco della lunghezza di 210 cm, copriremo con una vernice naturale le sezioni laterali del tronco (dove il legno resta esposto) lo lasceremo asciugare per circa 15 mesi poi aprirlo. Usando dei cunei di ferro partendo dalla parte bassa cioè quella più vicina alle radici, inizieremo a piantare i cunei cercando di stare nell'esatta mezzana del tronco. Mano a mano che il cuneo entrerà nel legno allargandolo, vedremo apparire la spaccatura della vena in cui inseriremo il secondo cuneo, poi il terzo e così via, fino a quando il tronco non si dividerà in due. Il tronco aperto aumenterà la velocità di asciugatura, evitando così la crepatura esterna del tronco che si verificherebbe in caso di un'asciugatura a tronco chiuso.
Ora potremo vedere nello spaccato tutte le linee di venatura e la vena più scura centrale. controlleremo che all'interno non ci siano anomalie come nodi o vuoti di malattie, che potrebbero interrompere le venature, lasceremo asciugare il tronco diviso in due parti, in un luogo riparato non riscaldato, non al sole e possibilmente ventilato, per almeno un altro anno.
Riprenderemo le due parti procedendo alla spaccatura delle due metà rimaste posizionando i cunei non più all'esterno del tronco ma sulla vena centrale interna. ci accorgeremo subito ai primi colpi, che in questa posizione i cunei divideranno velocemente il tronco creando i quarti, da dove ricaveremo gli archi. Certo è che se il tronco fosse più grosso di un quarto potremmo ricavare più archi. Sistemeremo quindi i quarti per la stagionatura finale, se li lasciassimo così liberi si piegherebbero verso l'esterno sotto la spinta della parte interna (il durame), non ancora del tutto asciutta. il quarto così piegato sarebbe l'ideale per costruire un particolare arco lungo, ma questo lo vedremo in un altro paragrafo sulla preparazione del legno....

tratto da: Carlo Dalessi, Frecce dal passato, 2013, Innexta S.r.l., pag. 361 e 362

A voi la parola


24/08/2017, 7:59
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Mi chiedo però, e chiedo ai più esperti di me, come ci si può regolare per evitare di lavorare, per ore, con fatica e inutilmente. .... Visto che nessuno risponde ...


Ciao Hwkwood, se proprio vuoi una risposta l'unica che potrei darti è "fidarsi un po di più dei consigli di chi ha piu esperienza di te" :lol:
quando me li hai fatti vedere ti avevo detto che in quello stato lavorandoci proprio bene avresti forse potuto ricavarci due archetti da ragazzini che sarebbero stati comunque a rischio

ciao


24/08/2017, 8:24
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Salve a tutti,ciao Hawkwood,
In merito al tasso con 8 anni di stagionatura, da te definito troppo stagionato, sei sicuro che non sia preda di muffe (venature grigio bluastre) o abbia degli anelli contorti che inevitabilmente vengono tagliati durante la lavorazione?
Dove conservavi o conservi attualmente le doghe?
Quanto riportato dal libro di Carlo Dalessi, da te postato, non posso commentarlo apertamente... di solito mi faccio nuovi nemici... ma ti faccio notare:
" lo lasceremo asciugare per circa 15 mesi poi aprirlo." se non si asporta entro i primi di maggio, alla nostra latitudine, la corteccia di tronchi dal diam 20-30 cm sai quanti tipi di tarli troviamo?
Dai un occhio qui:
viewtopic.php?f=30&t=1978&hilit=stagionatura
viewtopic.php?f=30&t=1653&p=25884#p25884
ma sul forum c'è, a riguardo della stagionatura, molta roba; usa la funzione cerca.
Un saluto da Raff


24/08/2017, 21:38
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In merito al tasso con 8 anni di stagionatura, da te definito troppo stagionato, sei sicuro che non sia preda di muffe (venature grigio bluastre) o abbia degli anelli contorti che inevitabilmente vengono tagliati durante la lavorazione?


Ciao Raff, mi permetto di risponderti io perchè li ho visti. Credo che il problema non è stato l'eccessiva stagionatura ma proprio le caratteristiche del legno e la lavorazione come dici. Tempo fa mi era capitato di ricavare un arco da un mio "fondo di magazzino" che era li da una quasi decina di anni e non ho avuto problemi viste le sue caratteristiche.


25/08/2017, 6:26
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Grazie per le risposte.
Fatemici lavorare e poi vi dico.


25/08/2017, 6:44
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Iscritto il: 27/07/2010, 9:00
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Allora ... vorrei spendere qualche parola sul tronco di Hawkwood che me lo ha portato per spaccarlo e spezzare una lancia a suo favore. Era di tasso e grosso (ca. 25 cm di diametro). E' stato lasciato anni a stagionare con le teste impregnate di qualcosa. Ovviamente si sono formate un sacco di crepe su tutta la lunghezza perchè l'umidità da qualche parte deve pur uscire. Dalla corteccia si notava che era anche un po avvitato. Abbiamo provato a spaccarlo. L'alburno era molto spesso e irregolare. Per fortuna non sembrava attaccato da parassiti ma ...Cosa si può pretendere se si opera così? Il fatto che l'alburno era molto spesso e gli anelli larghi e irregolari significa che è cresciuto in un posto non certo adatto per i migliori legni da archi. Un albero così non mi sarei mai permesso di abbatterlo. Così grosso ... e li dove lo hanno tagliato ... e avvitato per giunta ... e stagionato così ... Hawkwood, anche con tutta l'eperienza che puoi avere cosa ci si può ricavare? Qualcosina forse ma poco rispetto alle aspettative.
Se si taglia un tronco di tasso grosso bisognerebbe pensarci su molto bene.


25/08/2017, 12:53
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Iscritto il: 16/08/2017, 0:50
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Avrei una domanda generica sulla stagionatura... ho letto anche il post di Raff e lo trovo molto interessante.

Ho letto anche da qualche parte (mannaggia alla curiosità) che una volta spaccato un tronchetto in 4 o più doghe conviene legarle insieme piuttosto strette per evitare storture o avvitamenti.

E' vero o è una bufala e vale lo stesso principio del "se deve rompersi si rompe", che parafrasato diventerebbe "se deve piegarsi si piega"?


25/08/2017, 14:59
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Iscritto il: 21/01/2014, 14:09
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Zanna ha scritto:
Avrei una domanda generica sulla stagionatura... ho letto anche il post di Raff e lo trovo molto interessante.

Ho letto anche da qualche parte (mannaggia alla curiosità) che una volta spaccato un tronchetto in 4 o più doghe conviene legarle insieme piuttosto strette per evitare storture o avvitamenti.

E' vero o è una bufala e vale lo stesso principio del "se deve rompersi si rompe", che parafrasato diventerebbe "se deve piegarsi si piega"?


Forse l'hai letto qui: Carlo Dalessi, Frecce dal passato, 2013, Innexta S.r.l., pag. 362

Riuniamo ora i quarti, come se volessimo riunirli per riformare il tronco, ma con delle asticciole incrociate all'interno per tenerli uniti, ma divisi, dando così spazio per il passaggio dell'aria, agevolando l'asciugatura del legno. Legheremo i quarti staccati tra loro molto stretti con una robusta corda alle estremità e al centro (c'è il disegno dello stesso Carlo Dalessi, n.d.r.). Lasceremo stagionare il legno ancora per almeno un anno, meglio se due, più il legno stagionerà più l'arco manterrà la sua elasticità.

Non so che dirti, non ho ancora provato questa tecnica. Qualcuna l'ha fatto?


25/08/2017, 17:22
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Iscritto il: 27/07/2010, 9:00
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Ciao Zanna, anch'io non l'ho mai fatto. Come dicevo dall'altra parte capita che sbozzando o spaccando un tronchetto fresco di legni come l'olmo o il nocciolo la doga si rifletta in avanti, qualcuna più qualcuna meno il chè entro certi limiti potrebbe essere anche un vantaggio. Quando però questa sarà seccata in maniera uniforme generalmente torna da sola come era in origine. Se il tronco che spacchiamo è cresciuto avvitato e storto te ne accorgi subito o al massimo poco dopo lo spacco e non penso sia legandolo che lo si fa diventare dritto. Se mi capita di aver tronchi sufficentemente grossi da essere spaccati, per la stagionatura li faccio solo in due parti. Se sono grossi abbastanza è solo dopo che eventualmente li divido ancora. comunque ripeto, di legarli non l'ho mai fatto ne preso in considerazione ... non so ... mi da l'impressione di lavorare per niente ...


26/08/2017, 8:04
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Riguardo a
Cita:
Sistemeremo quindi i quarti per la stagionatura finale, se li lasciassimo così liberi si piegherebbero verso l'esterno sotto la spinta della parte interna (il durame), non ancora del tutto asciutta.


Concordo pienamente, e affinchè ciò accada non é necessaria una lunga stagionatura, capita spesso che accada subito dopo lo spacco. Mi capita anche sui legni indifferenziati, senza durame, tipo frassino o olmo.

Cita:
Riuniamo ora i quarti, come se volessimo riunirli per riformare il tronco, ma con delle asticciole incrociate all'interno per tenerli uniti, ma divisi, dando così spazio per il passaggio dell'aria, agevolando l'asciugatura del legno. Legheremo i quarti staccati tra loro molto stretti con una robusta corda alle estremità e al centro .


Io uso questa tecnica, sia nel caso di spacchi a metà o in quattro, proprio per permettere una stagionatura più omogenea tra interno ed esterno ed evitare le pieghe di cui sopra. La utilizzo per tasso che per frassino, olmo e altri legni.

Ciao Giorgio


28/08/2017, 12:37
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